Religioni

IL GIUBILEO SI È CONCLUSO

Le mani giunte in preghiera, il capo chino in segno di devozione, l’espressione assorta di fronte ai battenti sigillati della Basilica di San Pietro. Alle 9,41 di ieri, 6 gennaio, Papa Leone XIV ha così ufficialmente concluso il Giubileo della Speranza, chiudendo l’ultima Porta Santa che ne ha rappresentato l’essenza.

Gli ultimi fedeli a varcarla lo hanno fatto intorno alle 18 del 5 gennaio. La cerimonia di chiusura si è invece svolta con il tradizionale rito finale in apertura della Messa dell’Epifania, la mattina successiva. “Si chiude questa Porta Santa, ma non si chiude la tua clemenza” è stata la convenzionale formula recitata dal Papa dinanzi ai pesanti battenti bronzei.

L’entrata era stata simbolicamente aperta da Papa Francesco la sera del 24 dicembre 2024 nell’atto che sanciva l’inaugurazione dell’anno giubilare. Lo stesso che ha significato il passaggio di testimone tra i due Pontefici. Non accadeva dal 1700 che uno stesso Anno Santo potesse essere inaugurato da un Papa e concluso dal suo successore. La morte di Bergoglio, il 1° aprile 2025, è stato l’evento che forse più verrà ricordato di questo Giubileo.

La nota di gioia è stata invece portata dal Giubileo dei giovani tenutosi a Tor Vergata tra il 28 luglio e il 3 agosto. Oltre un milione di ragazzi e ragazze riversatisi nella Capitale durante alcune delle giornate più calde della stagione hanno rappresentato il volto della speranza di questo Anno Santo. Nonostante la sfida evidentemente critica per la gestione dell’evento, l’abbondante ed energica partecipazione all’iniziativa è stato il simbolo della sua buona riuscita sancita, tra l’altro, dalla vittoria del titolo di “evento più iconico dell’anno” ai Best Event Awards 2025 (BEA).

“Il mondo intero è arrivato a Roma in questi dodici mesi”, ha fatto sapere l’arcivescovo Rino Fisichella, responsabile dell’organizzazione, durante la conferenza stampa di chiusura dell’Anno Santo tenutasi in Vaticano il 5 gennaio. Le cifre parlano di 33 milioni di pellegrini provenienti da 185 Paesi, numeri che superano le previsioni preparate dall’Università di Roma Tre.
I 35 eventi in cui è stato scandito il percorso hanno rappresentato l’occasione per milioni di persone di raccogliersi in preghiera nella città santa. Il clima di condivisione è stato reso possibile anche dai 7 mila volontari che ne hanno garantito una sua serena realizzazione.

Alla conferenza stampa hanno presieduto anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il presidente del Lazio, Francesco Rocca, il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, e il prefetto di Roma, Lamberto Giannini. La loro presenza è stata a simboleggiare anche il cosiddetto “metodo Giubileo”, neologismo coniato per l’occasione, il coordinamento instauratosi tra le diverse rappresentanze. “Useremo lo stesso metodo Giubileo nel 2026 anche per gli interventi sulle Terre dei fuochi e per l’edilizia penitenziaria” ha fatto sapere Mantovano.

Anche la Capitale ha cambiato il volto per accogliere i fedeli. Un importo complessivo di 3,77 miliardi di euro è stato stanziato per la messa in atto di 205 opere “essenziali e indifferibili” e 127 “essenziali”, per un totale di 332 interventi di investimento. Di fronte alla conclusione di molti cantieri diventati ormai famosi – primo fra tutti quello di Piazza Pia – molti altri sono ancora in via di conclusione e alcuni in fase di inizio “Gli interventi di prossimo avvio sono limitati a 12 casi” ha spiegato Gualtieri “segno di una programmazione ormai pienamente avviata e in fase avanzata di attuazione”.

Il Giubileo della Speranza ha lasciato non poche tracce, da quelle tangibili a quelle morali. Con la sua chiusura, come ricorda la formula sopracitata, non sono parallelamente finiti i suoi effetti. In vista del prossimo Anno Santo, quello straordinario previsto per il 2033, il venticinquesimo appena conclusosi lascerà un monito di speranza e fede.

Allegra Flamini

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