COLOSSEO, LA STORIA DEL FORO ROMANO TRA IL CINQUECENTO E IL NOVECENTO

Quando il Foro romano era periferia della città. Quando ad abitarlo era il popolo con i suoi pascoli.
Quando quell’area nel cuore di Roma era un campo semirurale ai margini della vita urbana. Eppure amatissima dagli artisti che partivano per il grand tour, ritratta dai pittori più in voga, tanto da diventare “il paesaggio più rappresentato della cultura occidentale”. Perché il Foro romano è da sempre custode dell’antico, luogo di memoria, simbolo delle origini. E lo è stato anche quando ha smesso di essere il fulcro della romanità.
Per secoli la sua vita ha continuato a scorrere lontano dai riflettori, diventando meta prediletta solo dagli intellettuali.
Sono questi gli anni meno conosciuti del Foro, raccontati oggi dal nuovo allestimento temporaneo che il Parco archeologico del Colosseo ha creato all’interno del Tempio di Romolo.
Visitabile fino al 28 aprile 2024, ‘Lo sguardo del tempo. Il Foro Romano in età moderna’ vuole colmare una lacuna nella conoscenza di questo luogo attraverso il racconto di cinque secoli, dal Cinquecento al Novecento. “Vogliamo offrire ai visitatori, soprattutto romani, un punto di sosta, un momento di riflessione sull’area del Foro in questo periodo poco noto”, ha detto il direttore del Parco, Alfonsina Russo, che oggi ha illustrato l’allestimento insieme ai curatori, Roberta Alteri e Alessio De Cristoforo.
L’allestimento raccoglie una serie di testimonianze iconografiche riproposte in copia o in digitale, tra cui disegni, stampe, quadri, fotografie e filmati, accanto all’esposizione di una piccola raccolta di oggetti-memoria legati alla cultura materiale del Grand tour e alla vita quotidiana e professionale di chi visse e lavorò nel Foro. Quadri, libri, micro-mosaici, ventagli, strumenti scientifici, macchine fotografiche dell’epoca, ma anche ceramiche provenienti dalle botteghe artigiane aperte ai piedi delle strutture romane. La riscoperta dell’antico nel Rinascimento, ma anche l’uso del Foro come cava di materiali per la Roma moderna, il Foro come Campo vaccino, il Grand Tour e l’interesse degli eruditi sono alcuni temi cardine dell’allestimento, che ripercorre anche i primi studi scientifici e progetti di sistemazione dell’area fino all’ politico dello spazio durante l’età dei nazionalismi e nella contemporanea civiltà di massa.
“Raccogliere e scegliere quali temi e aspetti raccontare di questo straordinario paesaggio attraverso le immagini e gli oggetti non è stato affatto facile. Abbiamo cercato di dare conto di quelli che secondo noi sono stati i principali valori culturali espressi nel tempo da questo paesaggio, da quelli pubblici e internazionali a quelli più intimi e privati”, ha detto Alteri. “Speriamo che questo allestimento diventi permanente- ha aggiunto De Cristofaro- Non esiste un altro paesaggio oggetto di così tante rappresentazioni come il Foro romano”.
L’allestimento sarà accompagnato da un programma di visite guidate e di conferenze su alcuni dei temi rappresentati, a partire dal mese di gennaio.



