APPROVATO IL NUOVO PIANO SOCIALE CITTADINO

L’Assemblea capitolina ha approvato con 27 voti favorevoli e 16 astenuti il piano sociale cittadino. Si tratta di un piano che ridefinisce i servizi sociali nella Capitale superando le tradizionali categorie di utenza.
Cuore del piano è la definizione dei Leps, Livelli essenziali delle prestazioni e dei servizi in ambito sociale. Il piano individua i primi Leps e rimanda alle fasi successive lo sviluppo di altri. Nel piano, quindi, vengono indicate le modalità di formazione dei Leps, il personale necessario, la formazione e gli elementi essenziali alla pianificazione finanziaria per il triennio di riferimento. Le aree di riferimento principali sono cinque: le azioni di sistema, la povertà economica, i rischi di esclusione sociale, il benessere e la salute. A queste si affiancano l’area dei servizi per i minorenni e per le famiglie. Al voto ha partecipato anche la sindaca di Roma Virginia Raggi. “Grazie per aver raggiunto questo risultato importante – ha detto Raggi in dichiarazione di voto -. Dopo quasi vent’anni l’Aula Giulio Cesare vota il piano sociale cittadino, un piano atteso sia dal settore sociale ma anche dai beneficiari. Un piano che rimette al centro la persona e per cui ringrazio l’assessore, i consiglieri, le associazioni e gli uffici, è stato un lavoro complesso e non banale che si è tradotto in un documento tangibile. I Leps – ha sottolineato Raggi – individuano i livelli minimi di base dei servizi sociali e che sono destinati a essere incrementati in futuro”. Per l’assessora al Sociale Veronica Mammì “il piano sociale cittadino è un atto determinante e rivoluzionario, è frutto di una radicale reimpostazione dei servizi sociali – ha detto Mammì nel suo intervento -. Lo abbiamo approvato in due anni, così come avvenne nel 2002 quando fu approvato il primo piano sociale cittadino. Il piano intende restituire alla persona il peso e il valore che deve avere, per la prima volta ci si assume la responsabilità politica ed economica dei servizi essenziali”.
Dai banchi delle opposizioni ha preso la parola il consigliere di Fratelli d’Italia, Francesco Figliomeni, che ha annunciato l’astensione e tra le altre cose ha spiegato: “Il fatto che il piano non dica nulla sull’emergenza sanitaria in atto è un’assenza grave. La sindaca dice che c’è un documento integrativo, ma non è stato portato all’attenzione dell’Assemblea capitolina” e “sulle assunzioni è vero che ci sono state e sono frutto delle politiche avviate dal centrodestra e del turn over”. Per il Partito democratico, che pure ha annunciato l’astensione, “dal punto di vista della discussione del provvedimento in Aula lascia sgomenti l’atteggiamento della maggioranza, teso a portare al voto questo regolamento quasi a prescindere dalla bontà dello stesso – ha detto il capogruppo Giulio Pelonzi -. Sembra quasi che ci sia stata un’accelerazione per poterne rivendicare l’approvazione in forma pubblicitaria in vista della campagna elettorale, più che per puntare al miglior risultato per i cittadini”. Per il consigliere di Sinistra per Roma, Stefano Fassina, che si è astenuto “alcune scelte avevano bisogno di un cambio di rotta per garantire i Leps, penso all’integrazione degli Oepa, penso a come sono maltrattate le farmacie comunali, oppure le associazioni e i comitati che operano nei beni indisponibili del patrimonio del Comune il cui mancato coinvolgimento, dopo che hanno svolto un ruolo essenziale per il welfare cittadino, soprattutto nella fase acuta della pandemia, il piano sociale rimane non determinante”. Voto di astensione è stato consegnato anche dalla Lega. “Ci sono ancora delle cose da risolvere, è importante aver dato una impostazione più aggiornata ma oltre ad avere un piano di carattere generale servono le risorse. Speriamo che il piano sopperisca le carenze soprattutto sul tema dell’omogeneità dei servizi tra municipi”.



