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APPELLO ALLA RAGGI DALLE FAMIGLIE ROM DI CASTEL ROMANO: “VOGLIAMO USCIRE DAL GHETTO”

Uscire dai ghetti che le passate amministrazioni hanno costruito e mantenuto, sentirsi parte di questa città offrendo il proprio contributo per la sua crescita e sviluppo. Questa la proposta avanzata dalle famiglie rom residenti nel campo di Castel Romano alla periferia sud di Roma e che stamattina si sono presentate in piazza del Campidoglio per leggere ad alta voce le loro richieste rivolte alla sindaca di Roma Virginia Raggi e alla giunta capitolina.

Un sit in organizzato dall’Associazione 21 luglio e supportato anche da Amnesty international e diversi rappresentanti politici. “Siamo famiglie che da decenni vivono a Roma – recita un estratto della lettera -. Siamo mamme e papà, cittadini romani nati e cresciuti a Roma, la città che amiamo e sentiamo nostra e nella quale tutti noi abbiamo frequentato le scuole. Molti di noi sono cittadini italiani, i giovani lo diventeranno a breve. Sulle nostre sofferenze tanti politici hanno costruito la loro carriera e diverse associazioni hanno visto garantito il loro bilancio. Forse proprio per questo è utile ancora a molti additarci come criminali, come persone che non vogliono includersi, come soggetti culturalmente diversi. Eppure noi sappiamo che non è così”.

“Nelle scorse settimane ci è stato notificato un foglio che ci intima di lasciare i container dove viviamo, nell’area F di Castel Romano, liberi da cose e persone entro il 10 settembre 2020. Siamo noi i primi – prosegue la lettera – a volerlo fare e per questo 30 delle 35 famiglie hanno da tempo fatto domanda di casa popolare e, avendo punteggi molto alti, attendono fiduciosi la risposta. Altre famiglie prima di loro hanno già compiuto questo passaggio con successo negli scorsi anni. Siamo qui per dare forza alla nostra voce da sempre inascoltata. Molte delle famiglie residenti potrebbero uscire dall’area F di Castel Romano da subito, entrando come è loro diritto in una casa popolare. Per le famiglie rimaste, 9 persone in tutto, le uniche in condizione di irregolarità giuridica e che non potrebbero avere accesso a questa misura, chiediamo invece una protezione umanitaria a tempo, in strutture adeguate senza la divisione del nucleo familiare, al fine di dargli il tempo di regolarizzare la loro posizione e reperire autonomamente una soluzione abitativa. Sarebbe una scelta di buon senso e di discontinuità con il passato che finalmente metterebbe fine al nostro nomadismo forzato consegnando finalmente a tutti noi l’opportunità di sentirci pienamente in gioco nella città di Roma. Vogliamo uscire dai ghetti che le passate amministrazioni hanno costruito e mantenuto, vogliamo sentirci parte di questa città offrendo il nostro contributo per la sua crescita e sviluppo. Roma è la nostra città, una città che amiamo e nella quale vogliamo continuare a vivere e costruire il futuro nostro e dei nostri figli. Non distrugga la nostra speranza – conclude la lettera – con la stessa violenza con cui le ruspe potrebbero buttare giù le nostre abitazioni”.

Dopo aver letto la missiva una delegazione delle famiglie si è recata a Palazzo Senatorio per consegnare le richieste rivolte a Raggi. “In questa lettera si manifesta tutta la vostra sofferenza, ma anche l’incapacità delle amministrazioni che si sono succedute – ha detto Riccardo Magi, deputato dei Radicali, oggi in piazza -. Gli sgomberi producono solamente ulteriore disagio, insicurezza e altri insediamenti abusivi e illegali, voi invece proponete soluzioni legali, di buonsenso e che stanno nelle regole: non è facile farsi ascoltare in questa città, soprattutto su temi come questo, ma noi che siamo qui faremo di tutto per farvi prendere in considerazione, cominciando dall’assicurarci che questa lettera venga ricevuta da chi di dovere e che ci si prenda la responsabilità di dire sì o no in modo chiaro”. Presente anche la consigliera alla Regione Lazio Marta Bonafoni della lista civica per Zingaretti che ha spiegato: “Sono molto colpita dalle vostre parole perché dimostrate quelle responsabilità, capacità e competenza che tutti i colori politici che finora si sono avvicendati in Campidoglio non riusciti a far prevalere. Sgomberare è stupido perché non è una soluzione e perché chi soffia sulla paura sentendo l’odore della campagna elettorale individua voi come responsabili di tutti i mali”.

Il consigliere capitolino del Partito democratico, Giovanni Zannola, infine ha sottolineato: “Come rappresentanti dell’amministrazione comunale sosterremo le vostre proposte in Assemblea capitolina. Insieme all’Associazione 21 Luglio vi siamo stati accanto anche durante il lockdown e continueremo a farlo, soprattutto ora perché quando si avvicinano le elezioni c’è l’idea che sgomberare e trattare le persone come rifiuti generi consenso, ma noi non siamo d’accordo. Cercheremo di bloccare e rallentare questo sgombero – ha concluso – finché ogni famiglia non avrà ricevuto una soluzione abitativa idonea e diritti come tutti i cittadini di Roma”. Lo sgombero dell’area F del campo rom di Castel Romano era previsto per il 10 settembre, ma secondo gli ultimi aggiornamenti resi dall’Ufficio rom capitolino nel corso di una commissione Politiche sociali è emerso che lo stesso potrebbe slittare a fine settembre. Per le associazioni in ogni caso il tempo non sarebbe sufficiente ad avviare un reale percorso di inclusione per le famiglie e chiedono il rispetto del blocco degli sgomberi fino al 31 dicembre come previsto dai recenti decreti della presidenza del consiglio.

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