sabato , 27 maggio 2017

OSTEOPOROSI; PARTE III: COME RALLETTARE I PROCESSI DELLA PATOLOGIA

osteoporosi 3

Se è troppo tardi per la prevenzione primaria, poiché l’osteopenia o l’osteoporosi sono già sopraggiunte, è possibile adottare dei comportamenti di prevenzione secondaria per rallentare i processi della patologia.

Prima, però, è opportuno assicurarsi di avere davvero la patologia tramite una buona diagnosi. Attualmente la diagnosi viene fatta principalmente tramite la MOC (mineralometria ossea computerizzata) con il sistema DEXA (Dual Energy X-ray Absorptiometry), un esame strumentale che confronta la “densità” delle ossa del paziente con quelle di un adulto medio (questo esame fornisce però solo una stima quantitativa del problema). Oltre la MOC, però, sarà fondamentale associare un dosaggio del calcio sia ematico che urinario: calcemia e calciuria. La calcemia è un valore molto ben controllato dal nostro organismo e un livello più alto della norma non è un segno positivo come si potrebbe credere, ma indica che il corpo sta prelevando calcio dall’osso, allo stesso modo il calcio non dovrebbe essere rilevato nelle urine, quindi la sua presenza (calciuria) potrebbe indicare o un danno della membrana renale o, se associata ad un’ipercalcemia, una forte decalcificazione ossea in atto.

Abbiamo già detto che un osso per essere resistente ha bisogno anche delle proteine, quindi valutare solo la quantità di calcio con la MOC può essere sufficiente per diagnosticare l’osteoporosi, ma è assolutamente non indicativo nel prevedere il rischio o meno di una frattura, che poi è quello che interessa di più!

Cosa fare allora? Le valutazioni moderne si stanno facendo con il CTX (Telopeptide C-Terminale del Collagene di Tipo 1) o Beta-CrossLaps che risulta essere l’esame più attendibile in tale ambito. Questo esame rientra nel dosaggio dei marcatori di riassorbimento osseo, costituiti da prodotti della degradazione del collageno dell’osso, un suo livello elevato indica che si sta consumando la matrice ossea, cioè il cemento; in questo caso l’osso non avrà il cemento sufficiente per ospitare il calcio, quindi sarà meno resistente e più soggetto a fratture. Il prelievo sierico di CTX insieme alla ricerca di idrossiprolina nelle urine (idrossiprolinuria, che ha lo stesso significato) hanno un valore prognostico, perché a qualsiasi età (dopo il menarca, perché c’è un rapporto ormone-dipendente) possono indicare la propensione alla perdita di matrice ossea nell’individuo, quindi la probabilità che il soggetto possa andare incontro ad una reale osteoporosi patologica.

Una volta fatta diagnosi di osteoporosi patologica cosa fare? I suggerimenti dati per la prevenzione primaria restano assolutamente validi e incisivi anche in questa fase, ma sarà necessario apportare qualche accorgimento sullo stile di vita alimentare.

Tra i parametri vitali del nostro corpo ce ne è uno che risente particolarmente dell’alimentazione: il pH. Il pH indica la grandezza che misura l’acidità o la basicità di una soluzione acquosa, riflettendo la concentrazione degli ioni H+ (idrogeno). In condizioni normali il sangue è leggermente alcalino (o basico, sono sinonimi), con un pH che varia entro limiti piuttosto ristretti, tra 7.35 e 7.45. Essendo un parametro vitale il nostro corpo non accetterà modificazioni se non entro questi limiti, e per questo ogni fattore perturbante attiverà una serie di procedimenti per correggere il tiro. I polmoni per gli acidi volatili ed i reni per quelli non volatili sono gli organi principali di riequilibrio.

In età avanzata però la funzione renale diminuisce fisiologicamente e quella polmonare si riduce anche per la ridotta attività fisica, se in queste circostanze introduciamo con l’alimentazione troppi acidi o meglio troppo alimenti con un alto indice di acidificazione, il nostro corpo pur di mantenere i livelli vitali in un primo tempo riverserà questi acidi nel tessuto connettivo (tessuti di rivestimento, riempimento, fasce, tendini, ecc.) con un aumentato rischio di sviluppare processi infiammatori a carico di queste strutture ed in un secondo momento inizierà a prelevare calcio dall’osso per formare delle basi in modo da tamponare l’alto livello di acidità.

Quali sono gli alimenti acidificanti e quali quelli alcalinizzanti? Per avere un elenco preciso e completo è possibile scaricare da internet una delle moltissime tabelle presenti a riguardo. Più semplicemente basterà ricordare che al di fuori di frutta e verdura tutti gli altri alimenti: proteine (aminoACIDI), grassi (ACIDI grassi), cereali raffinati, alcolici e alcaloidi (caffè, tè, cioccolato, cacao, ecc.) sono acidificanti. Le proteine vegetali sono preferibili a quelle animali e così i prodotti integrali sono un po’ meno acidi rispetto a quelli raffinati.

Cosa significa? Non sto dicendo che dobbiamo tutti diventare vegetariani, ma che ad ogni pasto si dovrà cercare di associare alle proteine o ai carboidrati un quantitativo sufficiente di frutta e verdura o solo di frutta o solo di verdura, in modo da neutralizzare l’acidità proveniente dagli altri alimenti. Inoltre dato che anche l’attività fisica tende a far produrre acidi, in caso di attività fisica strenua sarà fondamentale aumentare ulteriormente l’apporto di frutta e verdura; tuttavia un’attività fisica di tipo aerobico a bassa intensità sarà molto utile poiché ossigenerà i tessuti riducendone l’acidità. Ovviamente anche il surplus di latticini è inutile se non controproducente, in particolar modo il parmigiano che presenta uno degli indici di acidificazione più alti (quindi va bene grattugiarlo sul primo, ma meglio non mangiarne dei pezzi interi).

Francesco Maioli

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